>ANSA-BOX/Lancet, 'nei Cpr italiani i migranti più a rischio di morte prematura'

  • Ott 24, 2026

(di Silvia Serafini) In riferimento all'inchiesta sui presunti falsi certificati medici rilasciati ai migranti per evitare la detenzione nei centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr), "l'operato della pubblica accusa, unito alle condizioni nocive e potenzialmente patogeniche presenti nei centri di detenzione per immigrati, rivela una forma di violenza istituzionalizzata che espone i migranti a un rischio maggiore e, differenziato a seconda del gruppo di appartenenza, di morte prematura". Lo indica l'articolo pubblicato sulla rivista The Lancet da Francesco Tommasi dell'Università di Milano, Angela Adami della Scuola Normale Superiore di Pisa, e Sebastiano Venturi dello studio legale Varali Rigotti di Verona. "Il dovere di cura impone ai medici di tutelare la salute, anziché fungere da ausiliari delle politiche di sicurezza", rilevano gli autori dell'articolo.     "I centri di detenzione per immigrati in Italia rappresentano un concreto rischio per la salute delle persone recluse, che - osservano ancora gli autori della ricerca - vengono esposte sia a malattie infettive che non trasmissibili, nonché a problemi di salute mentale". Citano quindi il rapporto presentato al governo nel 2024 dal Comitato europeo per la prevenzione della tortura e dei trattamenti o pene disumani o degradanti "che ha messo in luce condizioni materiali inadeguate, un'enfasi eccessiva sulla sicurezza a fronte di una qualità dell'assistenza sanitaria disomogenea, il ricorso eccessivo a farmaci (in particolare psicotropi) somministrati ai detenuti, una scarsa qualità del cibo e una trasparenza minima nella gestione di tali strutture. È stato inoltre segnalato l'uso eccessivo della forza da parte delle forze dell'ordine, oltre a maltrattamenti di natura fisica e psicologica".     Alla luce di queste prove, si rileva nell'articolo, "i medici affiliati al Servizio Sanitario Nazionale Italiano che sono stati chiamati a effettuare una valutazione clinica dei migranti che entrano in un centro di detenzione hanno iniziato a mettere in discussione la natura patogena stessa della detenzione amministrativa". "C'è un'evidenza sostanziale che ci porta a definire questi luoghi come patogeni e il medico inevitabilmente si trova in difficoltà nello svolgere il proprio lavoro dal punto di vista professionale, etico e deontologico", dice Tommasi all'ANSA. "Inoltre, leggiamo nei report che le condizioni in cui il medico svolge queste visite non permettono di fare una valutazione esaustiva dello stato di salute della persona, per via anche della pressione che svologno le forze dell'ordine, che spesso sono presenti durante le visite".     Alla luce di queste evidenze, gli autori della ricerca rilevano che "alcuni medici si sono mobilitati per smettere di attestare l'idoneità delle persone alla detenzione nei centri per immigrati": una considerazione che nasce "non solo da considerazioni di salute pubblica, etiche e legali, ma dalle linee guida dell'Organizzazione mondiale della sanità per la tutela della salute delle persone sottoposte a detenzione". "Crediamo - conclude Tommasi -che questa questione meriti l'attenzione della comunità scientifica internazionale. Il fatto che l'articolo sia stato pubblicato da The Lancet, una delle più importanti e autorevoli riviste scientifiche al mondo, manda un segnale chiaro sulla rilevanza del problema".     Riproduzione riservata © Copyright ANSA