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ANZIANI E FARMACI
 
L’organismo umano è programmato per vivere in media 120 anni.*
*Studi di biogenetica presso il Dipartimento di Scienze dell'Invecchiamento dell'Università La Sapienza di Roma, relazione del professor Vincenzo Marigliano.
Si parla di TERZA ETÀ: 60-75 aa
QUARTA ETÀ: 75-90 aa
QUINTA ETÀ: sopra i 90 aa
 
Quando invecchi, cambiano tre aspetti: quello fisico, quello mentale e quello sociale.
 
Non diventiamo vecchi perché smettiamo di essere, ma perché smettiamo di fare (attività fisica, attività lavorativo-intelletiva, relazioni sociali).
 
Secondo un’indagine Eurispes, nel 2030 in Italia, gli anziani saranno il 33% (uno ogni tre cittadini).
La “vecchiaia” non è una malattia, tantomeno va considerata tale. Anche se è vero che già sopra i 65 anni il 68,3 per cento delle persone soffre di malattie croniche e si passa all'80 per cento degli ultraottantenni.
Le patologie più frequenti sono le seguenti:
Artrosi 39,3%
Ipertensione 20,5%
Bronchite 11,3%
Diabete 10,1%
Malattie cardiache 9,3%
Malattie neurologiche 6,5%
Osteoporosi 6,4%
Spesso negli anziani alcune patologie si innescano una sull'altra, quasi come un meccanismo a catena. Un anziano che si muove poco, mangia male, ha problemi economici o di stile di vita più disagiato è vittima più di altri di un repentino deperimento. Con l'aggravante di essere maggiormente esposto ai "malanni dell'età".
Invecchiare meglio è possibile: come? Migliorando lo stile di vita. Soprattutto mirando a mantenere una costante attività fisica, una frizzante attività intellettiva e delle solide relazioni sociali.
In questo ci vengono in aiuto i servizi sanitari (medici di base, medici specialisti, ospedali, case di cura, farmacie, infermieri, etc.), le istituzioni (le Regioni e i Comuni con progetti di tutela dell’anziano: es. “EHLE” nel Veneto; Università della Terza Età, etc.) reti sociali (le organizzazioni di volontari, i parenti, il clero con le organizzazioni religiose, i coetanei con incontri formativi, cene di classe, etc.), mass-media (radio, TV, teatro, cinema), altro…
Nel territorio italiano ci sono più di 17.000 farmacie. Circa 1 farmacia ogni 3.400 abitanti, distribuite in modo capillare.
Una persona adulta entra in farmacia di media 1 volta ogni 15-20 giorni. La persona anziana vi entra di media ogni 10-15 giorni.
L’alta frequenza di utilizzo della farmacia spesso permette di instaurare un rapporto di fiducia col proprio Farmacista. Il Farmacista rappresenta un punto di riferimento per migliorare la qualità di vita sopra i 60-65 anni, soprattutto per la salute, ma sempre di più per il benessere.
I farmaci nelle persone anziane
 
Nell’anziano l’uso del Farmaco è diverso da quello dell’adulto.
Perché?
 
1 i reni funzionano meno (ridotta escrezione renale)
  • muscoli e grassi sono in quantità diverse (masse muscolari e tessuto adiposo variano percentualmente)
  • all’interno delle arterie e delle vene i Farmaci hanno più libertà di girare da soli, hanno meno “accompagnatori” (riduzione dell’albumina plasmatica)
 I FARMACI VENGONO ELIMINATI PIÙ LENTAMENTE E TENDONO AD ACCUMULARSI NEL SANGUE
 
2 Spesso nella persona anziana sono presenti diverse malattie. Questo porta a dover usare più farmaci.
 
AUMENTA IL RISCHIO DI INTERAZIONI TRA FARMACI
 
3 Nella persona anziana la risposta ai farmaci è spesso imprevedibile.
  • L’elasticità di arterie e vene non è più quella di un tempo, la circolazione del sangue nel cervello è diversa: un calo improvviso della pressione può portare ad uno stato di sofferenza/confusione. Se non si corre al riparo si possono avere danni ischemici.
  • L’età, la depressione, situazioni di isolamento sociale possono portare ad un abbassamento delle difese immunitarie. Alcuni farmaci possono ulteriormente abbassare queste difese.
  • L’isolamento socio-familiare spesso comporta disordini nell’introduzione di cibi o di liquidi (digiuno perché non si ha voglia di farsi da mangiare, mancanza di sete per cui non entra una quantità di liquido sufficiente a far lavorare bene i reni, etc.). Quindi i farmaci subiscono tempi diversi, incontrano organi in difficoltà.
  • La degenerazione delle ossa che si ha dopo la menopausa (osteoporosi) deve essere considerata quando si usano certi farmaci che impediscono l’assorbimento del Calcio o quando si usano farmaci che possono dare vertigini (con possibili cadute e fratture conseguenti).
  • La frequente presenza di Ipertrofia prostatica nell’uomo (nel mondo Occidentale è presente nel 90% degli uomini sopra i 70 anni) può peggiorare con l’uso di farmaci da banco che non richiedono ricetta medica (es. farmaci per raffreddore)
  • Le turbe del sonno, frequenti nella persona anziana, portano ad un uso frequente di tranquillanti (Benzodiazepine) che dura spesso anni o decenni e che porta alla necessità di aumentare le dosi per ottenere lo stesso risultato. L’abuso di questi farmaci, spesso non comunicato al proprio Medico, magari associato ad alcool o ad altri medicinali può comportare
  1. Stato confusionale
  2. Perdita della memoria
  3. Effetto miorilassante con astenia muscolare (tale da compromettere la deambulazione)
  4. Maggior isolamento sociale
 
CAUTELA NEL DOSAGGIO INIZIALE DEI MEDICINALI E NON RICORRERE MAI ALL’AUTOPRESCRIZIONE

Ogni volta che si assume un farmaco a stomaco pieno, i farmaci e gli alimenti vengono a contatto diretto. Le interazioni cibo-farmaci, oltre ad essere molteplici, possono essere anche molto complesse ma, fortunatamente, nella maggior parte dei casi, non sono tali da compromettere l'efficacia della terapia o da rappresentare un pericolo.
Nei casi in cui vi possono essere delle interferenze, il farmaco deve essere assunto ''a stomaco vuoto'', intendendo con questa espressione un'ora prima o due ore dopo l'assunzione del cibo.
Le informazioni per una corretta assunzione dei farmaci in relazione ai pasti dovrebbero essere riportate nei foglietti illustrativi all'interno delle confezioni dei medicinali. In caso di dubbio ci si può rivolgere al medico o al farmacista che sapranno indicare in quali casi sia importante prestare attenzione a questo aspetto, in quali altri lo sia meno o non lo sia affatto.
 
Come interagiscono i farmaci e gli alimenti?
  • I liquidi che beviamo accelerano il passaggio attraverso lo stomaco e quindi riducono l'intervallo di tempo fra l'assunzione del farmaco e la comparsa dei suoi effetti.
  • I cibi solidi rallentano lo svuotamento gastrico e diminuiscono la velocità (e a volta anche la quota) di assorbimento di alcuni farmaci. Il fenomeno è più accentuato con cibi molto caldi, viscosi e ricchi di grassi. Un assorbimento rallentato non incide necessariamente sull'entità dell'effetto terapeutico: infatti, prima o poi il farmaco verrà assorbito e quindi la quantità totale che arriverà negli organi bersaglio sarà la stessa. La velocità di assorbimento diventa però importante quando è richiesta una tempestiva attenuazione dei sintomi come ad esempio quando si assume un analgesico per un dolore acuto (es. paracetamolo). In generale assumere un farmaco a stomaco vuoto consente una più rapida comparsa dell'effetto atteso. Nel caso degli antiinfiammatori non steroidei tuttavia (= Aspirina, Moment, Monentact, Brufen, Voltaren, Aulin, Oki, etc), è preferibile assumerli a stomaco pieno per ridurre il rischio di lesioni allo stomaco stesso, ma occorre sapere che questo va a scapito della rapidità d'azione. Un compromesso accettabile potrebbe essere quello di assumere la prima dose a stomaco vuoto con molta acqua e le successive a stomaco pieno.
  • In alcuni casi il consiglio di assumere determinati farmaci lontano dai pasti non dipende da una interazione diretta con gli alimenti ma dal fatto che questi farmaci possono essere particolarmente sensibili all'acidità gastrica e, se il transito attraverso lo stomaco è rallentato per la presenza del cibo, questa inattivazione riduce notevolmente la quantità di farmaco disponibile per svolgere l'azione terapeutica. Rientrano in questo caso ad esempio alcuni antibiotici [della famiglia dei macrolidi e delle penicilline (= Augmentin, Velamox)].
  • Un altro motivo per cui il cibo a volte non va d'accordo con certi farmaci è la possibilità che alcune sostanze presenti negli alimenti si leghino ai farmaci impedendone l'assorbimento. E' quello che accade ad esempio con alcune tetracicline [= Bassado, Minocin, Tetralysal (antibiotici)] che vengono intrappolate (o più correttamente ''chelate'') dal calcio presente soprattutto nel latte e nei latticini (ma anche dal ferro, dall'alluminio e dal magnesio) e non sono più disponibili per essere assorbite e la loro concentrazione nel sangue può essere ridotta di oltre il 50%. Lo stesso accade ad un altro gruppo di antibatterici detti chinoloni (es. Ciproxin) il cui assorbimento viene ostacolato dalla presenza di ferro negli alimenti (ma anche da quello presente negli integratori minerali). Questo rischio viene scongiurato se vengono assunti lontano dai pasti.
  • Esistono per contro dei casi in cui, per svariati motivi, è meglio assumere i farmaci a stomaco pieno, ad esempio quei farmaci il cui assorbimento viene favorito dalla presenza di cibo nello stomaco [es. nitrofurantoina (= Neofuradantin, farmaco per le infezioni urinarie), griseofulvina (= Fulcin, un antifungino), spironolattone (= Aldactone, Spirolang, un diuretico)] o quando si desidera attenuare l'effetto irritante dei farmaci sulla mucosa gastrica (ad. esempio i già citati antiinfiammatori non steroidei es. Aspirina, Moment, Monentact, Brufen, Voltaren, Aulin, Oki, etc o il ferro es Ferro-grad).
Alcuni altri esempi
  • Della numerosa famiglia dei cosiddetti ACE-inibitori, farmaci oggi molto utilizzati nell'insufficienza cardiaca e per abbassare la pressione, solo il capostipite, il captopril (ormai poco utilizzato), deve essere assunto a stomaco vuoto. Quando si assumono questi farmaci tuttavia non si devono condire gli alimenti con i sostituti del sale che sono a base di potassio, per il rischio che questa sostanza raggiunga nel sangue concentrazioni pericolose.
  • I pazienti che sono in trattamento con anticoagulanti orali (= Coumadin) devono prestare attenzione a non introdurre quantità elevate di alimenti particolarmente ricchi in vitamina K, perché questa vitamina antagonizza l'effetto del farmaco, riducendo la sua capacità di mantenere fluido il sangue. Fra questi alimenti rientrano i vegetali a foglia verde (cavoli, spinaci, lattuga, broccoli, cavolini di Bruxelles), i ceci, il fegato di maiale e di manzo.
  • L'interazione col cibo più nota è probabilmente quella che riguarda i farmaci antidepressivi chiamati MAO-inibitori anche se nel nostro paese sono ormai in disuso. Chi assumeva questo farmaco doveva evitare gli alimenti particolarmente ricchi di una sostanza chiamata tiramina: in presenza di questo antidepressivo infatti, la tiramina non viene inattivata e può rendersi responsabile di pericolosi aumenti di pressione. Fra gli alimenti da evitare rientrano i formaggi fermentati (infatti questa reazione viene anche definita ''reazione da formaggio''), compresi i piatti cucinati (N.B. quasi tutti i formaggi tranne poche eccezioni, come ad esempio la ricotta, sono fermentati), i vini rossi (tipo Chianti o Porto), alcuni tipi di birre, le aringhe marinate, gli insaccati, il fegato di pollo e manzo, gli estratti di lievito. Anche cioccolato, caffè e fave possono dare queste reazioni. Le restrizioni dietetiche devono proseguire anche per tre settimane dopo la sospensione del farmaco.
Alcol e farmaci
  • Bevendo vino a tavola, per molte persone l'alcol è un componente usuale della dieta anche se non può essere considerato un vero e proprio alimento. Analogo discorso vale per birra o superalcolici. L'accoppiata alcool-farmaci è imprevedibile e pericolosa. Andrebbe perciò sempre evitata. Questo suggerimento diventa un vero e proprio divieto quando si assumono farmaci che agiscono sul Sistema Nervoso Centrale (es. tranquillanti = Tavor, Lorazepam, Minias, Lexotan, antidepressivi = Zoloft, Fluoxetina, Paroxetina, Efexor, antistaminici = Tinset, Polaramin, Formistin, Zirtec, etc.) in quanto l'alcool ne potenzia gli effetti sedativi.
  • Quando si stanno assumendo alcuni farmaci come ad esempio il metronidazolo, alcune cefalosporine (farmaci antibatterici) e la griseofulvina (= Fulcin), il sildenafil (= Viagra) e analoghi, l'assunzione di alcol può determinare la comparsa di una particolare reazione che si manifesta con arrossamento del volto e del collo, vomito, mal di testa e palpitazioni. Questa reazione è detta Antabuse-simile perché prende il nome dal farmaco che viene impiegato nei programmi di disassuefazione dall'alcool.
Con quale liquido assumere un farmaco?
  • In questi ultimi anni numerosi studi hanno confermato che una delle sostanze contenute nel pompelmo (la naringina, che gli conferisce il tipico gusto amaro), è in grado di modificare l'attività di certi farmaci, interferendo con le sostanze (enzimi) che il nostro organismo usa per metabolizzarli (renderli cioè inattivi). La loro concentrazione nel sangue così supera quella prevista e così pure il loro effetto. Questa interazione riguarda ad esempio alcuni farmaci usati per il cuore e la pressione alta [quelli chiamati calcio-antagonisti, come la nifedipina (= Adalat), la felodipina (= Plendil), l'amlodipina (= Norvasc)], il triazolam (= Halcion, un farmaco sedativo che appartiene alla classe delle benzodiazepine), la ciclosporina (= Sandimmun, utilizzata principalmente nei pazienti che hanno subito un trapianto). Sarà bene quindi non utilizzare mai il succo di pompelmo per assumere i farmaci.
  • Se si vuole mascherare il sapore sgradevole di un farmaco, il succo di arancia va bene, ricordandosi però che succhi di frutta e bevande acide in generale non vanno usati se si devono assumere alcune penicilline (Augmentin, Velamox)
  • Per ridurre l'irritazione gastrica si può assumere il farmaco con il latte, da evitare però se il farmaco in questione è una tetraciclina [= Bassado, Minocin, Tetralysal (antibiotici)].
  • Per evitare qualsiasi problema, l'acqua naturale è sempre la scelta più opportuna, meglio se a temperatura ambiente e in abbondante quantità, così da impedire che il farmaco aderisca alle pareti dell'esofago e da facilitarne nel contempo la dissoluzione e il successivo assorbimento.
  • In nessun caso vanno usate bevande alcoliche. Meglio evitare anche le bevande calde (thè, caffè). Thè e caffè vanno evitati soprattutto se si assumono antinfiammatori, cortisone, teofillina).
Quindi:
SI
Acqua naturale (non calda, né ghiacciata)
NO
Alcolici (vino, birra, superalcolici)
Succo di pompelmo
 
ATTENZIONE
 
Caffè, tè, bevande con cola, Red Bull®, bibite gassate, latte, cioccolata.
Quando occorre prestare particolare attenzione:
  • Se si assumono farmaci con ''basso indice terapeutico'' ossia farmaci come gli anticoagulanti, gli antiepilettici (farmaci per l'epilessia), la digitale, il litio, per i quali la dose tossica è molto vicina alla dose terapeutica;
  • quando si modifica drasticamente la dieta, ad esempio quando si inizia una dieta ipocalorica o si decide di passare ad una dieta vegetariana, o si introducono particolari alimenti in grande quantità;
  • Anche una scarsa idratazione può avere conseguenze sul destino dei farmaci assunti.
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